Rivendichiamo il diritto a manifestare


La pandemia che abbiamo e stiamo attraversando ha spazzato via tutte le forme della rappresentanza. Sono spariti i consigli comunali, sono spariti i partiti e i sindacati (tranne per andare a banchetto con i padroni). Sono rimasti solo i post e le dirette sui social. 

Dal 4 maggio siamo entrati nella cosiddetta Fase 2. Il DPCM prevede la riapertura in tutto lo Stato dei settori produttivi in aggiunta a quelli rimasti aperti durante la precedente fase. In alcuni casi è stata anche concessa la possibilità di celebrare messa. Nessun riferimento però alla libertà di esprimere il proprio dissenso. Insomma tutto riapre, tranne la possibilità di esprimersi. Ma in questo mondo che non ha smesso di discutere, che non ha smesso di pensare, che si è tenuto insieme, chiediamo se non sia giunto il momento di riprenderci le nostre città e i paesi, di riconquistare spazi di movimento, di socialità, di rappresentanza democratica.

Lo Stato ha multato o denunciato tante persone per aver organizzato manifestazioni pubbliche, per aver chiesto sostegno economico, e o per aver lavorato in sicurezza. Quelle persone sono state multate o denunciate nonostante in quelle occasioni avessero rispettato le dovute precauzioni e indossato i DPI. Con l'avvio della Fase 2 tanti altri settori lavorativi sono ripartiti ed è consentito tornare a fare attività che avevamo sospeso. Ora più che mai è fondamentale riaffermare il sacrosanto diritto al dissenso. Se è possibile lavorare, se si può andare a fare la spesa, stare ammassati sugli autobus, allora deve essere possibile discutere su come cambiare il presente per un futuro migliore. La democrazia è un aspetto fondamentale per la salute di una società, sicuramente molto più di parecchie attività produttive che non sono mai state sospese perché definite indispensabili. Bisogna contrastare a tutti i costi l’uso politico che in questo momento viene fatto delle misure di contenimento dell’epidemia, per evitare che diventino elementi strutturali funzionali a reprimere il dissenso.

Va ripristinata la possibilità di organizzare manifestazioni pubbliche in un quadro di regolamentazione che parta dal rispetto delle misure di sicurezza sanitaria.

É necessario mobilitarsi in questo senso, affinché le nostre piazze e strade tornino a essere megafono delle istanze sociali che, mai come in questa fase, riguardano grandi fette delle popolazioni del Sud e delle Isole.

Da qui vogliamo ripartire. Rimettere al centro chi vive i territori, le comunità, per rivendicare il diritto di decidere. Il diritto ad avere un reddito, un lavoro o un salario dignitoso.

Facciamo appello a tutte le forze sociali, politiche e sindacali. A loro chiediamo se non sia giunto il momento di riconquistare lo spazio della politica che in questi due mesi è stata confinata allo spazio televisivo o ai social. Non ne possiamo più di uomini soli al comando che decidono per noi. Non siamo più disponibili ad uscire di casa a comando e poi dritti a casa. Non può esserci scambio tra vita e libertà. La vita senza libertà è inutile. Le società senza democrazia va combattuta. Sempre. Il mondo è cambiato e vogliamo trovare il modo per decidere tutti insieme quali saranno gli strumenti per ripartire, per liberarsi dai veri untori: Stato italiano e capitale. Con tutte le accortezze del caso, ovviamente. Senza avventurismo e in totale sicurezza ripristiniamo il diritto di esprimerci e di esercitare il nostro libero pensiero.

Caminera Noa
(Sardegna)
Antudo (Sicilia)
Il Sud Conta (Sud dello Stato)

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