Sardegna, terra di conquista e povertà.


La Sardegna è tra le regioni più povere d'Europa. A dirlo non è un sedicente gruppo indipendentista o qualche vecchio comunista. Lo scrive il sole24ore, che fa una sintesi dei dati economici rilevati dal Crenos.

Il PIL della Sardegna è, infatti, il 70% della media europea, mentre quello dell'Italia è del 93%.

Le imprese attive nel 2019 sono ben 177 in meno rispetto al 2018. L'abbandono scolastico è del 23%, contro il 10,5% della media italiana.

Il quadro sembra confermare i soliti pregiudizi razzisti: i sardi sono poveri, abbandonano la scuola, e non hanno spirito imprenditoriale. Quindi, in fondo, se lo meritano.

La realtà è però è diversa. Questo è esattamente ciò che succede nelle terre di conquista. Ci hanno impoverito, ci hanno distrutto il tessuto economico fatto di agricoltura, pastorizia, pesca, artigianato, enogastronomia. Hanno devastato la nostra cultura, creando le condizioni per l'abbandono scolastico.

Vorremmo vedere gli studenti del Nord Italia che non hanno edifici scolastici nei loro paesi, che devono fare ore di bus (costoso) su strade impervie e distrutte. Praticamente una tortura. Contando che alzarsi alle cinque del mattino e rientrare a casa alle tre del pomeriggio non è il massimo per garantire il rendimento scolastico.

L'altro estremo generazionale, ossia gli anziani e i pensionati, hanno avuto il colpo di grazia. Se prima del Covid usavano la loro (scarsa) pensione per aiutare figli e nipoti messi in ginocchio dal precariato, durante l'emergenza sanitaria hanno dato fondo alle loro pochissime risorse per supplire alla mancanza di servizi sanitari pubblici, ad esempio. Hanno affrontato spese per visite specialistiche non disponibili in regime pubblico, ma in intramoenia si.

Poi c'è il turismo, che perde circa il 50% delle presenze causa covid. A fine 2020 saranno circa 6500 le imprese che, lavorando solo grazie al settore ricettivo e al suo indotto, presenteranno il conto di questa ennesima crisi ormai ciclica.

Cos'è questo se non il segno che un sistema turistico come è strutturato oggi non ha senso? Lavorare tre mesi l'anno per vivere 12 mesi.

È impensabile. Sotto qualsiasi punto di vista.

Benvenuti turisti, fate di noi e della nostra terra ciò che volete. Tanto poveri siamo, e poveri resteremo. Ma per tre mesi avremo l'illusione che qualcuno "faccia girare l'economia".

Ma possiamo dire con fierezza di avere una raffineria che esporta derivati del petrolio, una fabbrica di bombe, la Costa Smeralda, gli yacht e la GDO.

Eppure, nonostante tutte queste enormi attività che creano lavoro e ricchezza per cui non possono essere mandate via per costruire un sistema economico migliore, la Sardegna è povera.

È evidente che qualcosa non funziona.

È evidente che questo sistema economico non sia più sostenibile. Ma non per ideologia, per partito preso, per simpatie o antipatie.

Non funziona perché la Sardegna è terra di conquista, dove ognuno viene, fa ciò che vuole, e la lascia più povera e devastata di prima.

Mentre noi stiamo a guardare. Mentre ci interroghiamo su chi è più ideologicamente puro.

È invece arrivato il momento di sollevare la testa. Di decidere per noi. Di creare la nostra economia. Di lavorare per un presente migliore.

Perché il punto di non ritorno è vicino. Senza sconti per nessuno.




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